Il Grande Maestro argentino Garcia Palermo fa parte di quel gruppo di GM naturalizzati italiani, tra i quali sono da ricordare in ordine temporale Canal, Ortega, Caruana e David che tanto hanno contribuito a vivacizzare il sonnolento mondo degli scacchi italiano e permettere in tal modo la crescita scacchistica di giovani talenti , tra i quali il nostro neo GM Roberto Mogranzini.
La sua Accademia Internazionale degli scacchi ha organizzato il 24 e 25 novembre 2012 un incontro-stage con il GM Garcia Palermo, qui a Perugia; un’esperienza appassionante ed indimenticabile per gli amanti del gioco degli scacchi. Non si è trattato di un soliloquio, ma piuttosto di un confronto fatto di osservazioni, domande, richieste puntuali alle quali Garcia Palermo ha risposto in modo coinvolgente, facendo partecipi gli intervenuti nell’analisi delle partite, sollecitando la loro curiosità. Riporterò questo dialogo in forma di intervista,in modo da renderlo più efficace.

Chi le ha insegnato il gioco degli scacchi?
Ho imparato a giocare a scacchi all’età di 7-8 anni da mio padre, il quale per la verità conosceva appena le regole per muovere i pezzi, per cui da lui non ho potuto apprendere molto.

Per raggiungere il suo livello di gioco quali maestri ha avuto?
Per la mia crescita scacchistica non ho avuto nessun maestro.

Umh !!
Bé, diciamo che nel circolo che frequentavo in Argentina c’era Miguel Najdorf e con lui ho giocato centinaia di partite lampo; questo senza dubbio ha contribuito molto alla mia formazione scacchistica.

E’ vero che Najdorf non era un giocatore di scacchi professionista?
In verità giocava solo o prevalentemente a scacchi, ma data la sua notorietà a livello internazionale era stipendiato dalla più importante compagnia assicurativa argentina per la quale svolgeva il ruolo di ambasciatore.

Quali delle sue partite ricorda con maggiore affetto?
Senza dubbio quella che mi ha regalato la notorietà ed è la vittoria in simultanea contro Bobby Fischer nel 1971, quando lui era all’apice della sua forza di gioco ed io avevo solo 17 anni; aveva appena sconfitto Tigran Petrosian nel match dei Candidati che si era tenuto a Buenos Aires, poco tempo prima che conquistasse il titolo di Campione del Mondo di scacchi.

Ho letto da qualche parte che Bobby Fischer non amasse molto giocare le simultanee.
A me questo non risulta. In quell’occasione era ospitato da una facoltosa famiglia di La Palma che aveva una casa immensa e lui amava passeggiare a piedi nudi per gli innumerevoli ambienti di quella villa. Fischer accettò di giocare la simultanea organizzata in quell’appartamento privato su 20 scacchiere per la modica cifra di 150 $.

Nel libro “60 Partite da ricordare” Bobby nelle sue analisi cita di frequente mosse giocategli da giocatori in simultanea.
Le simultanee le affrontava con molta serietà, basti sapere che alla fine dell’esibizione si faceva consegnare tutti gli statini delle partite giocate e le riesaminava accuratamente nelle sue analisi casalinghe.

Come prese la sconfitta ?
Credo sappiate tutti che Fischer non amasse perdere, tant’è che giocava sempre per vincere, riuscire a pattare una partita con lui era un’impresa quasi impossibile. In quell’occasione oltre che con me perse anche con un altro giocatore; dall’espressione del suo viso quando stringendomi la mano abbandonò non trapelava alcuno stato d’animo particolare, ma senza dubbio appariva seccato.

Ricostruendo sulla scacchiera le partite di Robert James Fischer ha sempre suscitato la mia ammirazione la grande fantasia e creatività che dimostrava anche in posizioni apparentemente aride, ma soprattutto la coerenza e la ferrea volontà nel perseguire un obiettivo strategico dall’inizio alla fine delle stesse. Alcuni Grandi Maestri, tra i quali Kasparov, gli riconoscono il merito di essere riuscito per primo a legare in una sequenza logica la fase di apertura della partita a quella del medio gioco, fino in molti casi al finale. Come tutti gli eroi anche lui aveva il suo ..…..” tallone di Achille ”, nelle posizioni molto aperte caratterizzate da un libero gioco di pezzi e senza punti di riferimento precisi, alle volte si trovava in difficoltà. Nella famosa partita contro Boris Spassky, sempre un Gambetto di Re, giocato da Fischer con il nero(Mar del Plata 1960), nella posizione molto aperta che si verificò sulla scacchiera “ non si accorse “ che l’enigmatico gioco dei pezzi del bianco mirava banalmente a catturare un suo pezzo .
Ma veniamo alla partita che non ha bisogno di molti commenti

[Event "Simul"] [Site "Buenos Aires, Argentina"] [Date "1971.02.??"]
[EventDate "?"] [Round "?"] [Result "0-1"] [White "Robert James Fischer"]
[Black "Carlos Garcia-Palermo"] [ECO "C31"] [WhiteElo "?"] [BlackElo "?"]
[PlyCount "30"]
1.e4 e5 2.f4 d5 3.exd5 e4 4.Ab5+ c6 5.dxc6 Cxc6 6.d3 Cf6
7.dxe4 Da5+ 8.Cc3 Ag4 9.Dd4 (Qui la prosaica 9.Cf3 avrebbe mantenuto intatto il vantaggio del bianco e gli avrebbe permesso con il successivo arrocco di mettere al sicuro il re , ma probabilmente quel giorno Bobby voleva sperimentare qualcosa di più acuminato) Ae7 10.Da4 Db6 11.h3 O-O-O 12.Axc6
Al posto del nero cosa giochereste? C’è una mossa che stravince!!! Subito

12.….Cxe4!!
13.Ad7+ Txd7 14.Dxd7+ Axd7 15. Cxe4 Ac6 0-1

La 12a mossa di Garcia Palermo è straordinaria sul tema del vantaggio di sviluppo e
del dinamismo dei pezzi, qualsiasi pezzo lasciato in presa dal nero( uno è stato già sacrificato e due sono in presa) che venga catturato dal bianco porta alla sconfitta.

A quel punto la partita era persa per Bobby, che non poteva certo abbandonare dopo dodici mosse e quindi fece altre tre mosse inutili e perse in quindici mosse!
A 13. Dxe4, o 13. Axe4 segue Ah4+, col matto di Donna in f2 .
A 13. Cxe4 segue il matto di Torre in d1.
A 13. hxg4, c’è il matto di Donna in f2.
Si poteva tentare 13.A:b7+, ma il nero poteva giocare Tb8 e la fine è solo rimandata.

Un’altra mia partita che mi inorgoglisce è quella vinta contro Anatoly Karpov al Torneo di Mar del Plata del 1982. A quell’epoca Karpov era il campione del mondo ed in assoluto il giocatore più forte, se perdeva una partita all’anno era un fatto del tutto straordinario, mentre io in quel torneo non stavo giocando bene, infatti mi trovavo quasi al fondo della classifica. Ma nonostante questo riuscii ad impormi. Questa partita però mi ha lasciato anche un velo di amarezza, perché non ebbe in Argentina la risonanza che invece riscosse nel resto del mondo; probabilmente i Grandi Maestri argentini della vecchia guardia erano un po’ gelosi del loro prestigio e non erano disposti a dividerlo con un giovane Maestro Internazionale.
In questa partita il campione del mondo Anatoly Karpov sceglie una variante inferiore, la posizione dei pedoni in b6 e d5 accecano l’azione del suo alfiere delle case bianche, il gioco attento e preciso di Carlos lo evidenzia, tanto che ad un certo punto della partita ha acquisito un chiaro vantaggio. Tuttavia, avendo di fronte il campione del mondo di scacchi ed essendo consapevole di non trovarsi in un buon momento di forma, gli offre la patta per ripetizione di mosse, ma Tolja la rifiuta cadendo poi vittima di un condizionamento psicologico che non so se abbia mai avuto una classificazione scientifica o comunque una declinazione, ma che io chiamo “trappola della patta”. Il giocatore che riceve per via diretta vocale o per via indiretta per ripetizione di mosse la proposta di patta, spesso cade vittima della trappola della patta, inconsciamente pensa che l’avversario non abbia poi intenzioni così bellicose se è disposto a pattare, certo non vuole vincere la partita, si deconcentra ed inizia a giocare mosse meccanicamente, fino a che non mette il piede in fallo.
Ciò accadde anche a Karpov con 34…..,a6? 37….,Ae6?;E si finisce con il perdere la partita.

Garcia Palermo-Karpov Anatoly
Torneo Mar del Plata febbraio 1982
Risultato 1-0
Apertura Nimzo-Indiana Variante Rubistein (E52)

1. d4 Cf6 2. c4 e6 3. Cf3 b6 4. Cc3 Ab4 5. e3 O-O 6. Ad3 d5 7. O-O Ab7 8. cxd5 exd5 9. Ce5 Ad6 10. f4 c5 11. Df3 Cc6 12. Ad2 cxd4 13. Cxc6 Axc6 14. exd4 Dd7 15. f5 Tfe8 16. Af4 Ce4 17. Axd6 Dxd6 18. Axe4! dxe4 19. De3 f6 20. d5 Ad7 21. Tad1 Te5 22. Cxe4 Db4 (per il bianco è migliore 22.g4 !) 23. Td4 Dxb2 24. Tf2 Db1+ 25. Tf1 Dc2 26. Tf2 Db1+ 27. Tf1 Db5 28. a4 Da5 29. d6 Txf5 30. Tc1 Td8 31. Tc7 Te5 32. h3 Rf8 33. Df4 Te6 34. Cc3 a6 ? (Qui era necessaria 34.....,De5 !) 35. Td5 b5 36. Dd4 Tee8 37. axb5 Ae6 ? (Si doveva giocare 37.....,Da1+ ; 38. Rh2, a :b5 con vantaggio del bianco) 38. Ta7 !+-- Td7 39. Txa6 Dd8 40. Tc5 h6 41. Tac6 Rg8 42. b6 Rh8 43. Cb5 Tb7 44. Cc7 Ad7 45. Cxe8 Dxe8 46. Tc7 Txb6 47. Tc1 Tb8 48. Rh2 Td8 49. T1c3 Df7 50. Te3 Te8 51. Te7 Txe7 52. dxe7 Ae8 53. Dc5 Rh7 54. Tc8 Ad7 55. Tf8 De6 56. Dc2+ f5 57. Dxf5+


Carlos Garcia Palermo

Lei cosa ne pensa di tutta questa informatica negli scacchi moderni?
Trovo che sia senza dubbio utile nella preparazione delle partite, un tempo occorreva aspettare dei mesi o l’anno successivo prima che i libri sui tornei importanti venissero pubblicati; se un giocatore vuole, oggi può essere aggiornato in tempo reale. Tuttavia io non uso molto l’informatica, non mi piace giocare le prime venti mosse di una partita che hanno trovato altri giocatori per poi mettermi in discussioni teoriche se in quella posizione è più forte una mossa piuttosto che un'altra. Se posso devio dalle linee usuali abbastanza presto per poter giocare poi le mie mosse.

Nel caso in cui decide di preparare più a fondo una partita come procede?
Costruisco con il Data base l’albero delle varianti del mio avversario.

E qui ci illustra un esempio concreto di preparazione di una partita contro Genocchio al Campionato Italiano Individuale
Se quel giorno decido di giocare 1.d4 vedo che il mio avversario il 70% delle volte risponde con Cf6,; vado avanti, ora se gioco 2.c4 come risponde? Ad esempio il 60% delle volte risponde e6. Allora potrebbe voler giocare la Nimzoindiana, verifico con il database se su 3.Cc3 gioca Ab4; se la risposta è affermativa ed io quel giorno preferisco giocare un altro impianto allora giocherò 3.Cf3 e procedo in questo modo fino a che non entro in uno schema di apertura a me gradito e nel quale posso trovare eventuali manchevolezze. Naturalmente è sempre un discorso probabilistico .

Nell’esempio della preparazione della partita con Genocchio si verificò poi sulla scacchiera quello che aveva previsto.

Quale consiglio pratico si sente di dare ad un giovane scacchista nella conduzione di una partita?
Per mia esperienza credo che uno dei momenti più difficili di una partita è quando ci si trova con un vantaggio posizionale evidente e si potrebbe concludere la stessa con una sequenza combinativa, la qual cosa desta in noi sempre una grande impressione. Il calcolo delle varianti però ci potrebbe far consumare molto tempo di riflessione e contemporaneamente ci richiederebbe un grande dispendio di energie che potremmo poi pagare a caro prezzo. In questi casi posso dire che se la variante è forzata, cioè se l’avversario ha solo una linea difensiva, allora per concretizzare in poche mosse il vantaggio posizionale acquisito, è corretto e consigliabile procedere in modo combinativo .
Se invece l’avversario ha due o tre, o più possibilità difensive, allora ci potrebbe sfuggire qualche mossa ad esempio “intermedia” e potremmo correre il rischio di compromettere tutto il vantaggio acquisito. In questo caso è più saggio non farsi sedurre dalla possibilità combinativa, ma è bene continuare nell’accumulare ulteriori vantaggi strategici o tattici e molto spesso succede che nel breve volgere di poche mosse la posizione dell’avversario comunque crollerà.

Nella conduzione diciamo “sportiva” di un Torneo lei quali accortezze adotta ?
In un torneo, sempre per mia modesta esperienza, credo che sia di buon senso risparmiare le energie nella fase iniziale dello stesso; se si decide di fare qualche patta è meglio concederla nei primi turni.
Negli ultimi tre turni bisogna invece cercare di dare il massimo, dare fondo a tutte le proprie energie tanto il torneo si trova ormai nella fase finale.

Per concludere, nella sua lunga attività di professionista degli scacchi, a volte interrotta dall’esercizio della professione di avvocato, le è capitato qualche episodio curioso?
Una volta ero tornato nella mia città natale La Plata per passare un periodo tranquillo in preparazione di un importante torneo, un pomeriggio sento squillare il telefono e penso tra me e me : “ma chi è questo rompiscatole?”
Alzo la cornetta e dall’altro capo sento :
“Pronto, sono Roberto”
“Ma Roberto chi?”
“Sono Roberto Fischer, non mi riconosci?”
“A, si ciao, scusami, dimmi”
“Non è che puoi accompagnarmi all’aeroporto?”
“ Si, Si, aspetta vengo subito”
Andai a prendere Fischer che si trovava in Argentina perché uno sponsor gli stava organizzando un match, ma Bobby a causa del suo temperamento sincero aveva fatto delle incaute dichiarazioni che oggi definiremmo “ politicaly uncorrect”, per cui l’organizzatore non se la sentì più di portare a termine la cosa ed anche gli altri scacchisti si erano dileguati.

Grazie di tutto Carlos con l’augurio di rivederci al più presto!

Fiorinto Cuppone

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