GIOACCHINO GRECO

Di Cuppone Fiorinto

Gioacchino Greco. detto “ il calabrese” per non dare adito a dubbi sulla sua italianità, fu considerato il migliore giocatore di scacchi a cavallo tra il XVI e XVII secolo. La sua carriera di scacchista si svolse a Roma ed in seguito presso le più importanti Corti europee : presso i Lorena in Francia, in Spagna, in Inghilterra e poi di nuovo in Francia. Gioacchino faceva parte di quella schiera di cortigiani tra i quali troviamo i migliori letterati, pittori, musicisti che allietavano le giornate dei Nobili dell’epoca. Il gioco degli scacchi già da allora godeva di grande considerazione. Nell’immagine che segue è ritratto un altro talento italiano Leonardo da Cutro che sfida il Vescovo Ruy Lopez da Segura ideatore della variante di apertura Partita Spagnola detta anche “ Ruy Lopez “ .La celebre sfida ebbe luogo presso la corte del Re Filippo II di Spagna nel 1575 e si concluse con la vittoria dell’italiano per 3 a 2.

Luigi Mussini 1883

“Sfida scacchistica alla Corte del Re di Spagna”

Giocchino Greco nacque a Celico, presso Cosenza, nel 1590 da una facoltosa famiglia che lo avviò agli studi presso i Gesuiti; egli dimostrò subito un eccellente talento per il gioco degli scacchi ed a motivo di ciò fu preso in cura dall’abate Mariano Marano appassionato del nobil gioco e che ebbe il merito di perfezionarlo nelle sue doti. Con l’aiuto del Marano fece notevoli progressi tanto che ben presto superò il suo maestro.

Il talentuoso giocatore calabrese è noto per aver pubblicato “ Il trattato del gioco degli scacchi “a Roma nel 1619, in pratica una raccolta di sue partite (77) che riscosse un notevole successo anche postumo, infatti ne furono fatte 50 edizioni a Parigi, Liegi , Bruxelles, Aia, Amsterdam, Londra, Lipsia.

Due copie di questa preziosa pubblicazione sono conservate nella Biblioteca Corsiniana di Roma e nella Biblioteca Nazionale di Firenze.

Dall’analisi delle sue partite si possono desumere alcune osservazioni :

  • Al Greco erano già noti alcuni elementi tattico-strategici del gioco degli scacchi ed è probabile che alcuni di essi siano dovuti al suo genio creativo : il controllo e l’occupazione del centro, il sacrificio di materiale (gambetti) per ottenere l’iniziativa, il fattore tempo, alcuni schemi di attacco che illustrerò con le sue partite;
  • Le partite trascritte sono state tutte giocate secondo le regole internazionali, mentre in Italia erano diverse riguardo alle modalità dell’arrocco, della promozione dei pedoni e della presa un passant non prevista. L’ipotesi più probabile e che la maggior parte di esse furono giocate nelle sue peregrinazioni presso le Corti europee;
  • Non viene mai menzionato il nome dell’avversario, ciò può far supporre che in molti casi si tratti di suoi studi e non di partite giocate.

I giocatori di quei tempi remoti andavano alla ricerca di mosse che dessero già nella fase iniziale della partita un certo vantaggio, trabocchetti e tranelli che potessero condurre ad una facile ed immediata vittoria. Da qui ebbe inizio lo studio dei sistemi di apertura e quindi si venne via via formando una teoria delle aperture.

La linea di gioco della partita che segue, oggi chiamata “Apertura Owen”, che personalmente ho visto giocare tra due giocatori di livello magistrale al Torneo di Bratto del 2008 e che meriterebbe di essere chiamata “Gambetto Greco”, dimostra quanto detto prima sulla ricerca di facili vantaggi in apertura. Da notare che compare l’aspetto tattico del “ sacrificio di regina”.

[Date "1619.??.??"]

[White "Greco, Gioacchino"] [Black "NN"]

[Result "1-0"]

[ECO "B00"]

[Annotator “Cuppone Fiorinto”]

1. e4 b6 2. d4 Ab7 3. Ad3 f5

Se il conduttore del nero vuole evitare le complicazioni che seguiranno a questo punto deve giocare 3....., e6; per togliere la casa f5 alla Donna del bianco.

4. exf5 Axg2 5. Dh5+ g6 6. fxg6

 

 

Mossa al nero che purtroppo sbaglia e cade nel tranello.

6.......Cf6?

 

Qui il seguito corretto, anche se c’è voluto qualche secolo di studi e di pratica di gioco per arrivarci, è il seguente : 6......, Ag7; 7. Df5!, Cf6; 8.Ah6, A:h6; 9. g:h7, A:h1; 10.Dg6+, Rf8; 11.D:h6+, Rf7; 12.Ch3!, d6 forzata; 13.Cg5+, Re7; 14.Dg7+, Rd6; 15.Cf3 ed il bianco ha comunque un notevole vantaggio.

 

7. gxh7+ Cxh5

 

Sacrificio di Regina a cui segue però il matto immediato.

8. Ag6# 1-0

 

In questa partita Gioacchino Greco ha il nero e dimostra di conoscere uno schema d’attacco classico, mossa al nero e scacco “matto affogato” in quattro mosse. E’ meno conosciuto come “matto di Lucena “ in onore dell’autore spagnolo che per primo lo propose, sottoforma di problema, in una sua pubblicazione nel 1425.

La partita prosegui con 15.....,Cf2+; 16.Re1, Cd3+; 17.Rd1, De1+; 18.C:e1, Cf2#

Gioacchino Greco

Un altro schema di gioco di Gioacchino era “l’attacco dell’ubriaco”, che ho appreso dallo studio delle sue partite e che a me è capitato di applicare sia nel gioco a tavolino che in quello on_line. L’attacco in questione può scaturire da una posizione che deriva sia dalla Partita Italiana, che da un’aggressiva ed inusuale variante della partita Spagnola 1.e4, e5 2.Cf3, Cc6 3.Ab5, a6 4.Aa4, Cf6 5.d4!? ( l’attacco Slovacco), interessante perchè contro giocatori inesperti permette di vincere facilmente (sono passati dei secoli ma sembra che il desiderio dei giocatori di scacchi di vincere facile è rimasto intatto!!), mentre con avversari preparati dà luogo a posizioni simili alla variante di cambio della Ruy Lopez, pertanto del tutto giocabili dal conduttore dei pezzi bianchi. Tolja è il mio nick-name, è il diminutivo di Anatoli (Karpov) del quale ho studiato le partite per imparare il gioco degli scacchi. Ma ecco la posizione chiave con mossa al bianco:

Tolja – Jeralkiller (On_line)

[Piattaforma : Paychess.com]

26.06.2013

La partita è proseguita con 10. C:f7!!, R:f7; 11.Df3+, Df6; Sembra che il nero pari le minacce, ma il bianco ha modo di proseguire con scacco al re, con guadagno di un tempo che permette oltre che di recuperare il cavallo sacrificato, di guadagnare un pezzo e quindi di vincere la partita :

12. A:d5+, Ae6; 13. A:c6 che guadagna un pezzo e poi non ci sono difficoltà a guadagnare la partita.

Non migliora la situazione se il nero si difende con : 11....., Re6; 12. Te1+, Ce5; 13.Af4, Rd7; 14. D:d5+

Nella partita che segue Gioacchino Greco mette in pratica uno degli schemi di attacco più primitivi che il bianco ha a disposizione per forzare le difese del nero, l’attacco al punto f7 “ .

[Date "1620.??.??"]

[White "Greco , Gioacchino"] [Black "NN]

[Result "1-0"]

[ECO "C54"]

[Annotator "Cuppone,Fiorinto"]

1. e4 e5 2. Cf3 Cc6 3. Ac4 Ac5 4. c3 Cf6 5. d4 exd4 6. cxd4

 

{E' migliore 6. e5,}

6.....,Bb4+ 7. Cc3 ?!

{Si doveva giocare 7.Cbd2}

7.....,Cxe4 8. O-O Cxc3 ?

 

{Il seguito corretto è : 8.....,A:c3; 9.d5,Ce5; 10. De2, 00; 11.b:c3, C:c4; 12.D:c4}

9.bxc3 Axc3 10. Db3 Axd4

 

{Si imponeva 10....,d5;}

11. Axf7+ Rf8 12. Ag5 Af6 13. Tae1 Ce7 14. Ah5 Cg6 15. Ce5 Cxe5 16. Txe5 g6 17. Ah6+ Ag7

Muove il bianco è dà matto in sei mosse:

Il seguito fu 18. Tf5+ gxf5 19. Qf7# 1-0

 

{Il seguito migliore per il nero sarebbe stato il seguente, anche se avrebbe solo prolungato l'agonia : 18....., Df6; 19 T:f6+, Re8. 20.Te1+, Rd8; 21. Ag5,Te8; 22.Tf8+,Af6; 23. A:f6#}

Voglio qui ricordare un aneddoto divertente che riguarda la sua carriera di scacchista. Quando Gioacchino si recò con un suo allievo a giocare in Inghilterra, fecero tappa in una locanda sul suolo francese in prossimità dello stretto della Manica. Il giorno successivo avrebbero fatto la traversata. Il locandiere era un appassionato di scacchi e pertanto aveva sempre su un tavolo una scacchiera con i relativi pezzi. I due amici si misero a giocare qualche partitella fingendosi un po’ brocchi; all’oste non parve vero poter spennare due polli grassi venuti da molto lontano, pieni di baiocchi, e pertanto si fece coraggio ed invitò a giocare con una posta in palio quello dei due che gli era sembrato più scarso , proprio Gioacchino Greco. Naturalmente perse le partite ed anche i suoi denari. Il povero locandiere disperato non riusciva a capacitarsi di come avesse potuto perdere con uno “schiappone” del genere. Sulla via del ritorno dall’Inghilterra fecero tappa di nuovo alla stessa locanda e Gioacchino restituì i denari al malcapitato oste.

La vita avventurosa di Gioacchino Greco ebbe termine nel 1634, quando accettò l’invito di un amico di visitare le Indie Occidentali, probabilmente le Antille, oltre al Messico, il Cile ed il Perù. Lasciò tutti i suoi averi in eredità ai Gesuiti che tanta importanza ebbero nella sua formazione giovanile; nonostante le innumerevoli ricerche il luogo della sua morte è ad oggi sconosciuto.

Cuppone Fiorinto

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