Davide Golia 1Le sacre scritture narrano la vicenda del pastore adolescente Davide che in un’ordalia dell’antichità si offrì per affrontare il gigante Golia, possente guerriero filisteo, per difendere il suo popolo; la lotta sembrava avere un destino segnato vista l’enorme differenza di forza che esisteva tra i due contendenti. Ma quello che sarebbe diventato il re Davide facendo leva sull’intelligenza e sull’arguzia riuscì a sconfiggere l’avversario.

Il mito di Davide e Golia rappresenta l’eterno confronto tra l’arroganza della forza che conduce alla presunzione di invincibilità e la forza dell’intelligenza che al contrario rende consapevoli dei propri limiti, sa guardare la realtà e riesce a cogliere di sorpresa l’avversario. E’ inoltre il paradigma della difesa, ove per difendersi in modo adeguato è meglio attaccare per primi.

L’ancora adolescente Damiano Cuppone, semplice Terza Categoria Nazionale, doveva affrontare per il Campionato Perugino Individuale del 2006 l’esperto Candidato Maestro Fulvio Fulvi.

Mentre lo stavo accompagnando in macchina al circolo ero combattuto su come indirizzarlo per affrontare la partita, avrei potuto incitarlo ad un atteggiamento grintoso, ma invece prevalse lo spirito paterno, essendo convinto che quel giorno avrebbe dovuto bere all’amaro calice della sconfitta, mi rivolsi a lui dicendogli :

“ Damiano, l’esito della sfida mi sembra scontato, quindi cerca di giocare una bella partita, divertiti e in definitiva il risultato non conta poi molto”

Non mi rispose, forse stava già concentrandosi sulla partita che doveva affrontare.

Tornai a casa e quando andai a riprenderlo lo trovai fuori dal circolo che parlottava con altri giocatori. Teoricamente il divario tra lui ed il suo avversario era grande e mi attendevo una sua sconfitta. In ogni modo feci la domanda di rito:

“Allora, com’è andata? “

“Ho vinto io”

“ Cosa? “

“La partita l’ho vinta io”

A questa sua risposta rimasi esterrefatto.

“Ma come hai fatto “

“ Fulvi mi è entrato in una variante che conosco bene e non ha avuto scampo “

Damiano con il C.M. Alfonso Castellano

LA VARIANTE AVERBACH

La variante Averbach eponima del GM Russo Yuri Averbach, noto soprattutto per le sue ricerche teoriche sui finali di partita e come divulgatore del gioco , che la ideò nella difesa Est Indiana, si fonda sulla mossa del bianco 6.Ag5. Questa mossa, all’apparenza senza grandi pretese, sembra conferire al bianco uno sviluppo remissivo nell’indiana di re ma, come dimostrano le due partite di seguito riportate, se il nero la sottovaluta o comunque non la conosce, è ricca di insidie. Lo scopo della mossa di alfiere è quello di mantenere la maggior flessibilità possibile, riservandosi la possibilità di non arroccar subito sull’ ala di re o di non arroccarvi affatto, e di dissuadere il nero dal giocare” la mossa tematica” e7- e5; se il conduttore dei pezzi neri si ostina nel farla, cosa che ci si può ciecamente attendere dal giocatore medio, sulla scacchiera possono verificarsi due situazioni :

- il nero gioca e5 , previa Cbd7 o Ca6, il bianco riesce ad ottenere la posizione indicata dal diagramma seguente e verificatasi in partite dello stesso Averbach, del già Campione del mondo Tigran Petrossjan, (Petrosjan – Schweber 1962) e dei GM nordamericani Walter Browne e Yasser Seirawan che hanno collaudato nella pratica dei tornei la variante Averbach:

Il bianco blocca l’ala di re dove di norma nell’Est Indiana il conduttore dei pezzi neri cerca un contro gioco attivo. Un altro aspetto è che viene anestetizzata l’azione dell’alfiere in g7, rinchiuso dai suoi pedoni; la conseguenza di tutto ciò è che al primo giocatore è sufficiente giocare con cura e precisione tecnica sull’ala di donna per avere un finale vinto, giacchè si ritrova a giocare in quel settore della scacchiera con un pezzo in più;

- se il conduttore dei pezzi neri effettua delle mosse deboli, come hanno fatto i due avversari di buona caratura di Damiano, ( Fulvi è un Candidato Maestro di comprovata esperienza e Codenotti allora anch’egli Candidato Maestro è considerato uno degli astri nascenti dello scacchismo italiano) come la mossa h6 che indebolisce l’arrocco, allora dovranno subire il veemente attacco del bianco senza avere nessuna possibilità concreta di contro gioco. In realtà in questa variante …h6 da parte del nero non è malvagia in sé, ma deve esser seguita da un gioco estremamente conseguente, ( Ch5-f4 anche a costo di un pedone) altrimenti resterà solo un indebolimento.

- Tutta un’ altra storia inizia se il nero opta per 6… c5 o 6… h6 e poi 7…c5. Dietro all’ apparenza piatta di queste posizioni si cela in realtà una medio gioco insidioso per il nero a causa della ristrettezza di spazio in cui si viene a trovare. Per un esempio di quanto detto, si vedano le magistrali creazioni di Polugaevsky a cavallo tra gli anni ’60 e ’70 ( su tutte la partita contro Uhlmann del 1970 ad Amsterdam)

Ma veniamo alle partite.

[Event "Coppa Città di Perugia "]

[Site "Perugia"] [Date "2006.10.27"]

[White “Cuppone Damiano Elo 1593"]

[Black " Fulvi Fulvio Elo 2061"]

[Result "1-0"]

[ECO "E73"]

[Annotator "Cuppone Damiano"]

1. d4 Cf6

2. c4 g6

3. Cc3 Ag7

4. e4 d6

5. Ae2 O-O

6. Ag5 h6

7. Ae3 e5

8. d5 a5

9. h3 Ca6

10. Cf3 Ch5 ?!

{Qui la linea principale è 10.....,Cc5; 11.Cd2 ed il nero può tentare la manovra Ch7, seguita da f5; dal canto suo il bianco inizierà la pressione sull'ala di Donna avanzando i pedoni a e b con mediogioco teso.}

11. Dd2 Rh7?!

{Questa mossa denota una certa insicurezza di Fulvi ; si imponeva 11......,Cf4!; 12.A:f4, e:f4; 13.D:f4, Cc5; 14.00, De7; 15.Te1, Ad7 con gioco poco chiaro. Il nero ha ceduto un pedone ma in compenso attiva il suo alfiere in g7.}

12. g4!

{Questo era il piano che il Maestro Augusto Caruso mi aveva suggerito, "per non sapere né leggere e né scrivere" dato che non gioca queste posizioni, nella preparazione di questa partita.}

12…., Cf6;

 

Una mossa concettualmente errata, poiché il nero, essendo in ristrettezza di spazio, dovrebbe pensare ad un modo per rendere attivi i propri pezzi, il che accadrebbe sia nel caso in cui il cavallo restasse in f4, sia nel caso in cui, venendo cambiato, si aprirebbe nuova luce per l’ alfiere in g7. Inoltre il seguito a disposizione del B in questa precisa posizione “ si gioca da sé”.

13. g5 Cg8

14. gxh6 Axh6

15. Cg5+ Rg7

16. O-O-O Cc5

17. h4 f6

18. Tdg1! f5

{Il nero non ha controgioco, l'alternativa di seguito indicata è anch'essa

perdente. (18... c6 19. Ah5 fxg5 20. hxg5 gxh5 21. gxh6+ Rh8) Anche 18…fxg5 non portava a qualcosa di migliore, poiché dopo 19 hxg5 Ad7 20 gxh6 Rh7 una volta che il bianco avrà concentrato la sua potenza di fuoco lungo la colonna “g”, la sua superiorità sarà incontrastabile }

19. exf5 Axf5

20. h5 De8

21. hxg6 Axg5

22. Axg5 Axg6

23. Ah6+ Cxh6

24. Dxh6+ Rf6

25. Ah5 Cd3+

26. Rd2 Cf4

{26 Rb1 era semplice e cauta, ma la mossa del testo, pur concedendo al nero uno “ scacco di Pirro”, non spreca minimamente il vantaggio: la fine del monarca nero è sempre più vicina.}

27. Ce4+ Rf5

28. f3!

{Il nero abbandona perchè c'è lo scacco matto imparabile in g5.}

[Event " Campionato Italiano Under 20"]

[Site "Bratto"] [Date "2008.08.26"]

[Round "5"]

[White "Cuppone, Damiano Elo 1921"]

[Black "Codenotti, Marco Elo 2055"]

[Result "1-0"]

[ECO "E73"]

[Annotator "Cuppone,Damiano"]

1. d4 Cf6

2. c4 g6

3. Cc3 Ag7

4. e4 d6

5. Ae2 O-O

6. Ag5 Cbd7

{Quest’ultima mossa del nero non è errata, ma potremmo dire che è inopportuna, il cavallo deve raggiungere la casa c5 giocando Ca6; con la mossa 6.....,Cbd7; si occlude la diagonale dell’alfiere in c8 e si permette il comodo sviluppo del cavallo bianco in h3}

7. Dd2 e5

8. d5 a5

9. f3 h6

10. Ae3.....

{Naturalmente non è possibile 10. A:h6??, C:e4; 11. f:e4, Dh4+ a cui segue D:h6 ed il nero ha recuperato il pedone con gli interessi.}

10…., Ch5 ?!

{Mossa dettata da ingiustificate suggestioni tattiche legate ad eventuali scacchi di Donna in h4}

11. O-O-O Rh7

 

Il nero doveva tentare ora 11.. Cf4, giocando “per far saltare il banco”. Altrimenti finirà semplicemente in una posizione inferiore, per di più senza possibilità concrete di contro gioco, poiché il vantaggio di spazio del B procurato dal pedone in d5 è di carattere permanente. Esaminando il seguito della partita, nel quale il nero gioca Cf4 in condizioni nettamente meno favorevoli, ci si può facilmente convincere della bontà della valutazione di cui sopra.

12. Ch3! Cc5

13. g4 Cf4

{Se 13.....,Cf6, 14. Cf2, Cfd7; 15. h4,a4; e qui riporto un piano suggerito dal " mai domo" Maestro Augusto Caruso 16.Tdg1 con l'idea 17. g5, h5; 18. f4,}

14. Cxf4 exf4

15. Axf4 Ad7

16. Ae3 !.........

{Con l'idea di cambiare l'unico pezzo attivo del nero, l'alfiere in g7.}

16....., Aa4

17.Tde1 De8

18. Ad4 f6

19. h4 Ad7

20. De3 ?! .....

{Qui era già possibile giocare f4, ma comunque si gioca “ ad una porta sola” ed è solo questione di tempo, del tempo che servirà al bianco per allestire un’ offensiva destinata al successo vista la maggior libertà di manovra di cui egli gode nelle sue retrovie.}

20...., c6

21. g5 a4

22. f4 a3

23. b3 cxd5

24. cxd5 Tc8

25. Rb1 De7

26. h5 ..........

{Era più precisa 26. g:h6, A:h6; 27. h5!}

26...., fxg5

27.hxg6+ Rxg6 ??

28. fxg5 hxg5

29. Ah5+ Kh6

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