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A dieci anni dalla sua scomparsa, Robert J. Fischer rimane, fra tutti i campioni del passato, il più conosciuto tra chi gioca a scacchi. La cosa strana è che sia anche l’unico scacchista del passato ad essere rimasto nell’immaginario collettivo pure di chi a scacchi non sa giocare. Addirittura con il nomignolo di Bobby. E questo nonostante non sia mai stato il giocatore in assoluto più vincente e neanche il più simpatico.

Per capire come sono andate le cose bisogna partire da lontano. Robert J. Fischer nasce il 9 marzo del 1943, a Chicago, figlio del fisico Gerard, ebreo tedesco rifugiatosi in America prima dello scoppio della Seconda Guerra Mondiale, e di Regina Wender, maestra elementare ebrea di origine svizzera, era il secondogenito della famiglia; la sorella Joan era nata cinque anni prima. Nel 1945 i genitori divorziarono: il padre se ne andò di casa e da allora non se ne seppe più nulla. Bobby, con la madre  e la sorella, si stabilì a New York, nel 1949 e dove Bobby a 7 anni ebbe il primo contatto con la scacchiera, che la sorella gli regala "perché stia buono, e non vada ad oziare con cattive compagnie a Brooklyn”. Quando era dodicenne cominciò a frequentare il Manhattan Chess Club e sua madre chiese a Jack Collins di essere il suo insegnante di scacchi. Collins aveva insegnato a diversi grandi giocatori, compresi William Lombardy e Robert Byrne.

Il suo primo vero trionfo arrivò nel luglio 1956 quando vinse il campionato juniores statunitense che a quei tempi  qualificava per il campionato maggiore. Fu il più giovane a vincere il campionato assoluto degli Stati Uniti (a 14 anni). Successivamente, vinse  tutti i campionati USA cui prese parte. All’epoca fu il più giovane in assoluto ad arrivare alla massima categoria di Grande Maestro  (titolo conquistato nel 1958, a 15 anni, 6 mesi, 1 giorno) e il più giovane a qualificarsi per il Torneo dei Candidati (selezione per il Mondiale). 

La sua abilità negli scacchi cresceva vistosamente, ma secondo uno dei più forti giocatori americani di tutti i tempi nonché psicanalista, Ruben Fine, egli era da un punto di vista sociale goffo, provocatorio, polemico e infelice. In una partita contro Reshevsky, Bobby volle sul palco il proprio avvocato per garantirsi contro ogni irregolarità.

Nel 1965 venne invitato ad andare a giocare a Cuba, ma all’epoca a nessun americano veniva dato il visto. Ma grazie all’interessamento di Che Guevara venne fatto in modo che giocasse da New York mandando le mosse per telescrivente. Arrivò secondo alla pari con Geller e lo jugoslavo Ivkov, dietro a Smyslov. Tornò a giocare per la selezione al mondiale quando la Federazione Internazionale modificò il regolamento nel 1971: non più torneo a girone, ma sfide a eliminazione diretta.

Nel primo turno accadde una cosa mai successa prima: Fischer battè il russo Taimanov 6 a 0! Che non fosse  stato un caso lo si capì qualche mese dopo, quando Fischer sconfisse, ancora con un clamoroso 6-0, il danese Bent Larsen. A quel punto toccò all’ex campione del mondo Tigran Petrosjan, che in nove partite riuscì ad ottenere tre pareggi e una vittoria.

Così Bobby acquisì il diritto di battersi contro Boris Spassky per il titolo di campione del mondo! L’incontro per il titolo mondiale ebbe un’eco planetaria come non ci fu mai in passato e non si ripeté più neanche successivamente.

Le vicissitudini del campionato del mondo 1972 giocato, su richiesta di Bobby, in ambiente neutrale, a Reykjavik, vanno dal rifiuto iniziale a giocare alla sconfitta nella prima partita per aver voluto a tutti i costi forzare in posizione pari. Perse la seconda a forfait perché alcune sue richieste non erano state accettate. Fece un plateale ricorso contro un’indisposizione dell’avversario. Però fu clamoroso il recupero e la vittoria finale dopo sole 21 delle 24 partite in programma. Il campionato durò quasi due mesi e tutti erano interessati allo scontro fra questi due campioni il primo sovietico e lo sfidante statunitense. Tutto questo coincideva col culmine della tensione della guerra fredda fra Stati Uniti e Unione Sovietica. Rispecchiava, però, anche lo scontro fra due culture: la prima di stampo comunista in cui tutta la società cooperava per la vittoria del singolo che rappresentava la vittoria della società e la seconda di stampo liberista in cui il singolo era in grado di raggiungere qualsiasi traguardo.

Dopo la conquista del titolo, Fischer rinunciò alla sua difesa perdendolo per forfait, non essendo state accolte alcune sue richieste di modifica al regolamento (il titolo fu assegnato senza giocare nel 1975 ad Anatolj Karpov).

Dopo la vittoria nel mondiale è praticamente scomparso, riapparendo nel 1989 per brevettare l’orologio da gara che porta il suo nome. Poi, all’improvviso, nel 1992 tornò per giocare il “match di rivincita” ancora con Spassky, in Serbia, allora sotto embargo; per questo fu condannato dal Governo americano e non poté più tornare in patria, pena l’arresto. Il governo Islandese provvide a dargli la cittadinanza nel marzo 2005, per cui poté trasferirsi di nuovo a Reykjavik, dove è morto per problemi renali, avendo rifiutato le cure, il 17 gennaio 2008, e dove è sepolto.

 

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